Massimiliano Belluccio - Principe Arechi II

Quindicesimo duca di Benevento, assunse nel 758, per un atto di autorità del re Desiderio, il governo di uno dei più vasti ducati del regno dei Longobardi. Alla scomparsa di Desiderio, deposto da Carlo ed esiliato in Francia dopo la presa di Pavia (giugno 774), e di Adelchi, suo figlio e collega, fuggito a Costantinopoli, Arechi si venne a trovare improvvisamente in una posizione di primo piano nella politica italiana rispetto agli altri duchi del disfatto regno dei Longobardi. Fattosi consacrare dai suoi vescovi, assunse proprio dal 774 il titolo di princeps, aggiungendo alle indicazioni cronologiche dei suoi atti gli anni del suo principato ed usando i titoli di excellentissimus vir, di gloriosissimus dominus, di gloriosus princeps. La pace tra Arechi e Carlo, re dei Franchi e dei Longobardi, non poteva durare a lungo. La volontà di indipendenza dimostrata dal principe beneventano era in netto contrasto col nuovo ordine di cose che il re franco nel 774 aveva inteso stabilire nella penisola. Così nel 787 Carlo scese in Italia e giunse a Capua dove ricevette il vescovo di Benevento, Davide, a capo di un'ambasceria inviata, per chiedere la pace, da Arechi, il quale, nel frattempo, si era trasferito nella piazzaforte di Salerno e di là seguiva gli sviluppi della situazione. Carlo, si convinse a non proseguire nel suo tentativo di conquista e a concedere la pace al principe di Benevento, dopo aver trattato con lui. Tale pace, tuttavia, fu il riconoscimento della validità delle pretese avanzate da Carlo Magno. Infatti, se Arechi riuscì ad evitare ai suoi domini le devastazioni e le stragi di una guerra, ed a se stesso l'umiliante obbligo di presentarsi a rendere omaggio al vincitore, dovette però prestare, e far prestare dai suoi sudditi, un giuramento di fedeltà al re franco, impegnarsi a versare un tributo annuo, sull'entità del quale non siamo informati (le fonti che parlano di un tributo di 7.000 solidi annui si riferiscono al rinnovamento del trattato avvenuto sotto Ludovico il Pio), e consegnare, infine, a garanzia dell'osservanza dei trattati, dodici ostaggi, tredici, secondo gli Annales regni Francorum. Tra questi ostaggi i due figli minori di A., Grimoaldo e Adalgisa; e solo quando essi furono giunti a Capua, Romualdo fu lasciato libero di raggiungere il padre. Poco dopo la partenza di Carlo, il 26 agosto 787, Arechi moriva in Salerno a solo un mese di distanza dalla morte del figlio maggiore Romualdo.

Francesca Angellotti - Principessa Adelperga

Figlia di Desiderio, re dei Longobardi, e della regina Ansa, nacque verso il 740. Ebbe intima familiarità con Paolo Diacono, che ne curò l'educazione e pare le insegnasse anche il greco: "elegantiae tuae studiis semper fautor extiti" dichiarò nell'epistola dedicatoria, a lei diretta, dell'Historia Romana il suo precettore. Nel 762 Paolo l'accompagnò sposa ad Arichi II, duca e poi, alla caduta del regno longobardo, principe di Benevento. In onore di lei, lo storico dei Longobardi dettò, nel 763, un carme acrostico sulle sei età del mondo, in cui le lettere iniziali di ogni strofa compongono le parole Adelperga pia.Per suo invito lo stesso Paolo si accinse ad ampliare e continuare il Breviario di Eutropio nella sua Historia Romana,che compose prima del 774. Fu donna che rivelò fermezza di carattere ed avvedutezza politica nelle vicende seguite alla morte del marito (agosto 787); riuscì a mantenere di fatto l'indipendenza del principato beneventano, salvandolo dalle mire di Carlo Magno, il quale consentì che Grimoaldo, figlio del morto principe, da lui trattenuto in ostaggio alla sua corte, rientrasse in possesso del principato.

Valerio Marletta - Radoaldo, Abate del monastero di San Benedetto a Salerno

Angela Cherchi - Agata, Badessa del monastero di San Giorgio a Salerno

Ernesto Vaccaro - Adelmanno, Stolesayz

Luca Borsa -  Talarico, Marphais

 

Il marphais (da marh, cavallo e paizan, mettere il morso) era una sorta di maresciallo o marescalco, incaricato dell'amministrazione delle scuderie principesche e che, con il tempo acquisì competenze generali in materia militare di leva e di exercitus

 

Bibliografia

Tommasi Indelli, Arechi II Un principe longobardo tra due città, Editrice Gaia, Salerno, 2011, p.217

Valentina Oliva - Gemma, Domina

Daniela De Vita - Teodenanda, Domina

Enzo Candela - Ademario, exercitales

Federica Garofalo - Sibilia, Archiatra (medico)

Sibilia è detta Apuliense, perché proviene da Bari. In realtà è nata a Salerno da una famiglia di medici: in particolare la madre Severina, originaria della Piana del Sele, faceva parte di una fraternità di mediche legate al monastero femminile della Vergine del Melograno, e ad essa devote; è da lei che Sibilia ha appreso fin da piccola l'arte di riconoscere e manipolare le erbe, e soprattutto di curare le ferite. Purtroppo, quando Sibilia era ancora una bambina, un'esondazione del torrente Fusandola ha provocato il crollo di parte del monte Bonadies, sterminando quasi tutta la sua famiglia in un'ondata di fango. Così, insieme agli unici due parenti rimasti in vita, suo zio Giaquinto e sua cugina Risa, è partita per Bari, dove suo zio aveva dei parenti.
Sono tornati a Salerno solo pochi anni fa, proprio con l'intento che Sibilia si perfezionasse nell'arte della medicina: lo zio Giaquinto ha così convinto Girolamo, l'Archiatra (medico personale del principe e della sua famiglia) a prenderla nella sua casa. Da lui, Sibilia ha appreso sia la dottrina degli antichi maestri della medicina Greci e Latini, come Ippocrate, Galeno, Dioscoride e Cleopatra, e di quelli più recenti come Oribasio, Ezio di Amida, Alessandro di Tralle, Paolo di Egina e Metrodora, ma anche la pratica del contatto con il malato e l'arte della chirurgia. Il fatto di conoscere fin dall'infanzia l'arte della farmacologia le ha dato un bel vantaggio, e, dalla morte di Gerolamo, ora è lei il medico personale di Arechi e Adelperga, continua ad approfondire l'arte medica giorno dopo giorno, attraverso gli insegnamenti dei Maestri dell'Antichità, il confronto con gli altri medici provenienti da ogni parte del Mediterraneo e il contatto con i malati.

Chiara Comegna - Cariperga, Archimagira (cuoca)